NIB. BUCHI NERI | INCHIESTA 'TUFINO2046' | QUARTA PUNTATA > ASCOLTANDO TUFINO… PDF Stampa E-mail
Scritto da annie   
Martedì 21 Maggio 2013 10:17
Questa settimana la nostra inchiesta sulle discariche di Paenzano 1 e Paenzano 2 e dello STIR di Tufino, incontra il territorio.

Infatti, per pervenire ad una valutazione delle potenzialità di questi luoghi e delle loro criticità, sono stati effettuati incontri tematici con associazioni del nolano (Assocampania Felix, Città Viva Nola, Sel Area Nolana, etc.), che da decenni operano sul territorio per cercare attenzione intorno al dramma ambientale e sanitario di queste terre: ci hanno, quindi, ricordato l’altissima incidenza di tumori nel cosiddetto triangolo della morte, le piante che muoiono per ‘asfissia’, ma anche la difficoltà concreta di vivere o di continuare attività produttive accanto a fonti di inquinamento acustico ed olfattivo quali possono essere una discarica o lo STIR. Sono state, ad esempio, previste vasche di raccolta del percolato e Paenzano 1 è stata ben impermeabilizzata, ma Paenzano 2 invece ad ogni nuova pioggia produce percolato per l’assenza attuale di un procedimento di capping finale! Anzi, già al loro arrivo nell’autocompattatore, i rifiuti producevano percolato…

In questi difficili territori, su cui l‘attenzione viene tenuta bassa anche da sistemi di occupazione clientelare, vicini alla criminalità organizzata, il mondo dei rifiuti diviene “simbolo di una sorta di extraterritorialità, come fossero immuni ad ogni regola” e anche “le parole [il falso nome dei rifiuti pericolosi di cui abbiamo già parlato nel nostro blog) nascondono inganni”.

“Per noi questo che arriva allo STIR è un rifiuto perché viene da una raccolta NON differenziata! [si riferisce alla frazione organica non composta altamente nociva, in virtù del D.L. 01/07/2011, di cui abbiamo già parlato nel nostro blog]”

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All‘interno di questi incontri, è emersa una forte richiesta di recupero delle discariche congiuntamente alla necessità di dismissione delle attività di estrazione del biogas (sicuramente nocivo da un punto di vista antropico e naturalistico, come dimostrato dallo studio SOGIN 2002, che le associazioni ci hanno sottoposto), dello STIR e delle attività estrattive della vicina cava di tufo.

Il recupero è finalizzato alla restituzione di queste aree al suo intorno, il vicino abitato di Tufino e Casamarciano, rispettandone l’antica vocazione agricolo-paesaggistica, esaltata anche dalla presenza del santuario di Visciano, il cui corridoio di accesso principale per i pellegrini attraversa proprio queste aree. Tale recupero non può che avvenire all'interno di un ripensamento di tutto il ciclo di gestione dei rifiuti, che, secondo chi vive e ama questo territorio, potrebbe persino portare a valutare lo STIR superfluo, e soprattutto ad una ricerca di interlocutori a livello regionale e provinciale, con ad esempio un’Unione dei Comuni dell‘Agro Nolano.
Ultimo aggiornamento Martedì 21 Maggio 2013 10:45
 
NIB. BUCHI NERI | INCHIESTA 'TUFINO2046' | TERZA PUNTATA > COM’È FATTO ...UN CAPPING? PDF Stampa E-mail
Scritto da annie   
Lunedì 13 Maggio 2013 15:40
Riprendiamo dopo qualche giorno di pausa la nostra inchiesta sulle discariche. Per andare più a fondo nel problema, abbiamo coinvolto l’Ingegnere in Ambiente e Territorio S. Chianese, PhD Candidate presso la Seconda Università degli Studi di Napoli, che ci ha spiegato che era fondamentale sapere se la discarica avesse concluso l'attività vitale o se producesse ancora gas e percolato).
Secondo quanto appreso dal sito www.sapnapoli.it, ci troviamo nella prima ipotesi, quindi si può evitare di ipotizzare un intervento attivo (ipotizzando che la rete di captazione di biogas e percolato realizzata dai gestori della discarica sia funzionante) ed è possibile ricoprire la discarica con una serie di strati di materiale differente e aggiungere un paio di "nasi elettronici" per il monitoraggio, ai fini del recupero.

Riportiamo, quindi, alcune delle importanti informazioni forniteci dal nostro consulente:

“Il D. Lgs. 13 gennaio 2003 n. 36 prevede che la copertura sia realizzata mediante una struttura multistrato costituita, dall’alto verso il basso, dai seguenti strati:
1. strato superficiale di copertura con spessore maggiore o uguale ad 1 metro che favorisca lo sviluppo delle specie vegetali di copertura ai fini del piano di ripristino ambientale, fornisca una protezione adeguata contro l’erosione e consenta di proteggere le barriere sottostanti dalle escursioni termiche;
2. strato drenante maggiore o uguale a 0,5 m in grado di impedire la formazione di battente idraulico sopra le barriere di cui ai successivi punti 3 e 4;
3. strato minerale superiore compattato di spessore maggiore o uguale a 0,5 m e di conducibilità idraulica minore o uguale a 10 -8 m/s o di caratteristiche equivalenti;
4. strato di drenaggio del gas e di rottura capillare con spessore maggiore o uguale a 0,5 m;
5. strato di regolarizzazione con la funzione di permettere la corretta messa in opera degli strati sovrastanti.”
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“Dopo la realizzazione della copertura multistrato, si possono eseguire una serie di interventi per evitare l'erosione e favorire la stabilizzazione dello strato di copertura (opere di ingegneria naturalistica): in particolare, una possibilità è l'aggiunta di uno strato di juta per proteggere dall'erosione, di viminate per l'interruzione del rusciallamento superficiale e di una canaletta al piede della collinetta per la raccolta delle acque …oltre ad erba, cespugli e piante.“

Un punto che ci stava particolarmente a cuore, era se al di sopra degli strati di vegetazione fosse possibile ipotizzare delle coltivazioni. Il nostro consulente ci ha spiegato che, anche se con uno strato di terreno di 3-4 metri, al di sopra della stratificazione, è possibile ipotizzare tali coltivazioni, rimane comunque uno scenario poco praticabile e (per il momento) quasi mai applicato.
Infine, in risposta alla nostra sollecitazione ad utilizzare per il ripristino ambientale delle discariche, il materiale in uscita dallo STIR, ci ha risposto che pur essendo un'ipotesi contemplata, in realtà quel materiale dovrebbe essere miscelato con il terreno, e non usato da solo… ma tutto questo, avrebbe senso solo nella certezza che lo STIR abbia un corretto funzionamento: c'è il rischio di ricoprire la discarica con del materiale non del tutto sicuro, proveniente da una scorretta raccolta …non-differenziata!
Ora abbiamo le idee più chiare sulle tecnologie di interventi di recupero della discarica. Il prossimo passo sarà andare a parlare con i fruitori di questo territorio, con i reali destinatari di un potenziale recupero della discarica! Alla prossima settimana.
 
NIB. BUCHI NERI | INCHIESTA 'TUFINO2046' | SECONDA PUNTATA > TUFINO ...DA VICINO PDF Stampa E-mail
Scritto da annie   
Mercoledì 01 Maggio 2013 09:07
Come vi abbiamo anticipato nell'articolo del blog della settimana scorsa, vi stiamo presentando un'inchiesta il cui esito verrà proposto alla Mostra Buchi Neri in Campania, organizzata a giugno da New Italian Blood all'ex-Tabacchificio Centola di Pontecagnano (SA).

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Il sito che stiamo studiando si trova nel Comune di Tufino (NA) in località “Schiava”, nelle vicinanze della Strada Provinciale per Visciano, direttrice per il pellegrinaggio al celebre Santuario di Maria SS. Consolatrice del Carpinello. La discarica è stata realizzata in una vecchia cava di tufo esaurita, tipicamente caratterizzata dalle pareti a scarpa verticale. Nella stessa zona è presente un’altra cava di tufo, ancora in funzione, in un’area a rischio sottoposta a vincolo idrogeologico dal Piano Stralcio per l'Assetto Idrogeologico dell'Autorità di Bacino Nord Occidentale della Campania (2010).

L’apertura delle discariche di Paenzano 1 e 2 è stata decretata con i poteri in deroga del Prefetto Delegato all’Emergenza Rifiuti in Campania nel 1996 e chiusa nel 1999. Le discariche, esaurite per il conferimento dei rifiuti, allo stato attuale sono in fase di gestione post operativa: Paenzano 1 presenta una copertura superficiale costituita da “capping finale” (strato di terra, argilla, terra, seminagione di erba e alberi vari); Paenzano 2 presenta invece una copertura superficiale provvisoria in terreno, nelle more della realizzazione del capping finale. All’interno di Paenzano 1 è realizzato un impianto di captazione del biogas, gestito dal Consorzio Asia e affidato alla ditta “ASJA ELETTROGAS”. La captazione avviene tramite pozzi verticali collegati ad una centrale di aspirazione. Nel piazzale è presente una centrale a metano cha ha la funzione di supporto. L’energia elettrica prodotta viene venduta all’ENEL. Accanto alle discariche è stato realizzato uno Stabilimento di Tritovagliatura e Imballaggio Rifiuti (STIR), accessibile attraverso una rotatoria realizzata appositamente nelle vicinanze dello svincolo dell’autostrada A16 Napoli-Canosa.
Per maggiori informazioni, potete visitare il sito www.sapnapoli.it.

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Queste differenti funzioni restituiscono l’immagine di un luogo fortemente sfigurato, in cui alla pre-esistente vocazione agricola si sono sostituite funzioni espulse dai centri cittadini a livello regionale e provinciale, incompatibili sia con la presenza antropica che con quella naturale. La questione assume inoltre uno sfondo di problematiche triplice: al problema discariche, infatti, oggi parzialmente rimosso con la chiusura degli impianti, si aggiungono le scomode presenze della cava ancora in funzione e dello STIR, nel quale non arrivano materiali frutto di una raccolta differenziata corretta, ma (in virtù del D.L. 01/07/2011) anche una frazione organica non composta altamente nociva.

Restituire dignità a questi luoghi, coincide necessariamente con una presa di posizione nei confronti di tutte queste problematiche, interpretate come facce di uno stesso problema: politiche settoriali e gestione errata dell’emergenza rifiuti, a livello regionale e di governo centrale, hanno determinato un danno ambientale di valore altissimo per questi territori un tempo noti per la produzione di noci e ciliegie. La nostra proposta non può che tenere conto di questo territorio maltrattato che chiede una rivalsa, sotto forma di un risarcimento che non sia solo di facciata, ma che, andando al cuore del problema, lo sostituisca con una nuova cura del territorio, profonda ed integrata.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 01 Maggio 2013 09:42
 
NIB. BUCHI NERI | INCHIESTA 'TUFINO2046' | PRIMA PUNTATA > I RIFIUTI IN CAMPANIA PDF Stampa E-mail
Scritto da annie   
Giovedì 25 Aprile 2013 14:14
Da oggi e per tutto il mese di maggio/giugno, formatoa3 vi presenterà sulle pagine di questo blog un'inchiesta, il cui esito verrà proposto alla Mostra Buchi Neri in Campania, organizzata a giugno da New Italian Blood all'ex-Tabacchificio Centola di Pontecagnano (SA).
Il sito interessato dalla nostra inchiesta è una discarica che si trova nel Comune di Tufino (NA) in località “Schiava”, nelle vicinanze della Strada Provinciale per Visciano. L’apertura delle discariche di Paenzano 1 e 2 è stata decretata con i poteri in deroga del Prefetto Delegato all’Emergenza Rifiuti in Campania nel 1996 e chiusa nel 1999. Accanto alle discariche è stato realizzato uno Stabilimento di tritovagliatura e imballaggio rifiuti (STIR).

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Come evidente dalla mappatura della presenza delle discariche a livello regionale e provinciale, al piccolo Comune di Tufino è stato, di fatto, assegnato un ruolo importante nel complesso ciclo di gestione dei rifiuti della Regione Campania. Dal sito della Protezione Civile, si apprende che, per consentire lo smaltimento dei rifiuti in Campania, la legge 14 luglio 2008 n. 123 ha autorizzato la realizzazione di una serie di discariche in tutte le cinque province campane.
Attualmente le discariche in funzione sono cinque:
Sant'Arcangelo Trimonte (BN)
Savignano Irpino (AV)
Chiaiano (NA)
San Tammaro (CE)
Terzigno (NA)

I progetti degli altri impianti previsti dal piano della Struttura del Sottosegretario sono ultimati e la realizzazione è stata curata direttamente dalle strutture ordinarie che dal 1°gennaio 2010 sono subentrate a pieno titolo nella gestione del ciclo integrato dei rifiuti. Gli altri impianti in progetto:
Andretta (AV)
Serre (SA)
Completano il sistema i termovalorizzatori:
Napoli,
Acerra,
Santa Maria La Fossa (CE),
Salerno
e i siti CDR:
Caivano (NA),
Tufino (NA),
Giugliano (NA),
Santa Maria Capua Vetere (CE),
Avellino (localita' Pianodardine),
Battipaglia (SA)
Casalduni (BN)

Un grave problema sorge dal fatto che questo è un ciclo “monco”, poiché manca delle necessarie procedure di controllo dell‘onestà di tutti i livelli del sistema (correttezza della raccolta differenziata, del conferimento, dello stoccaggio, etc.), oltre che mancare di alcuni snodi fondamentali al corretto funzionamento dell’intero processo (aree di raccolta, isole ecologiche, discariche adeguate, termovalorizzatori...). Per questo motivo la vera mappa dei rifiuti in Campania è molto più estesa, e comprende problematiche molto serie che vanno dallo smaltimento criminale dei rifiuti speciali (con roghi in tutta la regione, gestiti dalla malavita organizzata), al proliferare di siti di conferimento abusivi.
Di seguito, riportiamo, infatti, alcuni siti internet che potete visitare per approfondire il tema della reale mappatura dei rifiuti in Campania.
www.munnezza.info
www.laterradeifuochi.it
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Il danno ambientale è gravissimo e riguarda non solo le prospettive future di questi territori, ma anche il nostro immediato presente: troppo spesso dimentichiamo che il problema dei rifiuti non riguarda solo le difficoltà di livello amministrativo o le infiltrazioni di natura criminale, ma inizia all'interno della vita di ciascuno di noi, nelle nostre case dove la raccolta differenziata non sempre è norma comune, o nelle strade delle nostre città, sui posti di lavoro, nei locali pubblici. Ovunque produciamo rifiuti, sta a noi comprendere l'importanza di un ciclo di riduzione di questa produzione di scorie, di corretta raccolta, di adeguato riciclo.
Ultimo aggiornamento Giovedì 25 Aprile 2013 14:47
 
CONTRO IL DEGRADO, CONTRO LA CAMORRA PDF Stampa E-mail
Scritto da annie   
Sabato 19 Maggio 2012 13:57
Il Concorso che vi presentiamo è esito di un processo virtuoso di messa a sistema di competenze guidate da valori etici e sentimenti di rivalsa per un territorio -la nostra amata Campania- quotidianamente umiliato da decenni di pensiero criminale.
Siamo stati perciò particolarmente orgogliosi di parteciparvi e di classificarci al secondo posto.

Agrorinasce ha creato nel 2011 un bando per il recupero di e la rivitalizzazione di aree confiscate alla camorra nei comuni simbolo dello strapotere dei clan: Casal di Principe, San Cipriano d'Aversa, Casapesenna e Santa Maria la Fossa. Per le aree individuate in quest'ultimo comune, formatoa3 ha proposto un'idea: ricucire il territorio.

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Attraverso un approccio artistico alla progettazione, grazie alla brava artista Gaia Vittozzi, si è ideato un fiore spezzato, a rappresentare questi luoghi messi a dura prova, ricucito attraverso semplici strumenti, ago e filo, in un’orditura che diventa progetto di riconversione. alt
A partire dalla lettura artistica e concettuale del paesaggio fecondo della Terra di Lavoro, si è valutata l’importanza della relazione tra l’area di progetto e i terreni in zona golenale, confiscati alla camorra e assegnati in gestione a delle cooperative sociali. Il progetto sceglie, quindi, di rileggerli in quanto parco agricolo di supporto all’attività della Fattoria Didattica. I vari campi possono divenire un insieme di toppe e tasselli che, ricuciti attraverso un percorso ciclo-pedonale che parte dalla Fattoria stessa, costruiscano un patchwork di terreni agricoli, nei quali costruire percorsi didattici ed educativi per grandi e bambini.

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L’effetto patchwork è dovuto alla previsione di destinare singoli lotti nei terreni a differenti attività produttive, in modo da costituire percorsi floridi in tutte le stagioni, a seconda delle colture, e che possano consentire di ampliare le possibilità didattiche, ad abbracciare differenti tipologie e tecniche di coltivazione. Il percorso ciclo-pedonale si snoda all’interno dell’agro comunale e della piana del Volturno, lungo le sue rive, abbraccia e ricongiunge tracce di percorsi pre-esistenti. La sua fisionomia è semplice, due strisce di percorsi affiancati e a tratti ombreggiate dalla presenza di alberature tipiche.

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Il progetto prevede la realizzazione di un percorso che come un filo, a partire dalla masseria diroccata esistente, corre lungo il canale con un percorso in legno protetto, e abbraccia la progettazione di tre grandi capannoni, di dimensioni variabili a scandire un ritmo nel paeasggio, da adibire rispettivamente a negozio, fattoria didattica vera e propria e ricovero animali. Gli edifici costituiscono così un sistema a pettine che con grandi vetrate a tutta altezza sul lato che fiancheggia la strada e il canale, lascia spazio al suo interno per un sistema di corti protette nelle quali realizzare la gran parte degli orti didattici e dei frutteti.

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Ultimo aggiornamento Sabato 19 Maggio 2012 14:32
 
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